Monitoraggio agronomico: quali informazioni servono davvero in campo?

In agricoltura è possibile raccogliere una quantità sempre maggiore di dati: temperatura, umidità dell’aria, condizioni del terreno, conducibilità elettrica, bagnatura fogliare, radiazione solare, parametri dell’acqua: gli strumenti disponibili permettono oggi di conoscere molti aspetti di ciò che accade in un appezzamento o all’interno di una serra.

Ma avere più dati significa necessariamente conoscere meglio il campo? Non sempre! Il punto di partenza di un sistema di monitoraggio agronomico non dovrebbe essere la quantità di parametri che è possibile misurare, ma le informazioni realmente utili per gestire quella specifica coltura e quella specifica azienda.

Prima del sensore viene la domanda

Quando si progetta un sistema di monitoraggio, è facile partire dalla tecnologia: quali sensori installare, quante misurazioni effettuare, con quale frequenza raccogliere i dati. Dal punto di vista agronomico, però, può essere più utile partire da una domanda diversa: cosa abbiamo bisogno di conoscere meglio del nostro campo?

Un’azienda può avere la necessità di comprendere meglio l’evoluzione dell’umidità del terreno per gestire l’irrigazione. Un’altra può essere interessata alle condizioni ambientali all’interno di una serra. In altri casi può essere necessario controllare contemporaneamente più appezzamenti, confrontare situazioni differenti o seguire alcuni parametri dell’acqua utilizzata per la coltivazione. Sono esigenze diverse e richiedono configurazioni diverse.

Per questo non esiste necessariamente un sistema di monitoraggio uguale per tutte le aziende agricole.

Suolo, ambiente, acqua e coltura

Il campo è un sistema nel quale diversi elementi interagiscono continuamente. Le condizioni dell’aria influenzano la coltura. Il terreno determina la disponibilità di acqua e condiziona lo sviluppo radicale. L’irrigazione modifica a sua volta le condizioni del suolo. Osservare uno solo di questi elementi può quindi fornire una visione parziale. Per questo il monitoraggio agronomico può interessare diversi ambiti. Nel terreno possono essere osservati, ad esempio, umidità, temperatura e conducibilità elettrica. Nell’ambiente possono essere rilevate temperatura e umidità dell’aria, bagnatura fogliare, radiazione solare e altri parametri legati alle caratteristiche della coltivazione.

In altri contesti, soprattutto nelle produzioni protette e fuori suolo, può essere utile integrare anche informazioni relative all’acqua.La scelta dipende sempre dall’obiettivo. Misurare un parametro ha senso quando quella misura può contribuire a comprendere meglio ciò che sta accadendo.

Il singolo dato non racconta tutto

C’è poi un altro aspetto importante: un valore rilevato in un determinato momento rappresenta una fotografia.

Ma il campo cambia continuamente. Per questo, spesso, è l’andamento nel tempo a fornire le informazioni più interessanti.

Sapere che il terreno presenta un determinato livello di umidità può essere utile. Sapere come quel valore è cambiato dopo un’irrigazione, quanto rapidamente diminuisce e come si comporta nelle diverse condizioni ambientali permette di aggiungere contesto.

Lo stesso principio può essere applicato ad altri parametri. Il monitoraggio diventa quindi anche una forma di memoria del campo: permette di osservare non soltanto ciò che sta accadendo adesso, ma anche come una determinata situazione si è evoluta.

Più dati non significa automaticamente decisioni migliori

Un sistema che raccoglie moltissime informazioni può sembrare più completo. Ma se quelle informazioni non vengono utilizzate, il rischio è semplicemente quello di produrre più dati da consultare.

La domanda dovrebbe quindi rimanere: questa informazione può essere utile nella gestione dell’azienda? Può aiutare a valutare un’irrigazione? Può evidenziare una variazione rispetto alle condizioni abituali? Può permettere di confrontare due appezzamenti? Può aiutare a comprendere meglio il microclima di una serra? Può fornire elementi utili per organizzare un’attività?

Quando esiste una relazione tra informazione e necessità operativa, il monitoraggio acquista valore.

Configurare il monitoraggio sulle esigenze dell’azienda

È su questo principio che è stato sviluppato il sistema Ofylia. Le centraline possono essere configurate con differenti tipologie di sensori in funzione delle caratteristiche dell’azienda, della coltura e degli aspetti che si desidera monitorare.

Alle rilevazioni ambientali possono essere associate informazioni provenienti dal terreno e, quando necessario, dall’acqua. È inoltre possibile utilizzare più sensori e punti di misura per rappresentare situazioni differenti all’interno dell’azienda. Le informazioni raccolte vengono rese disponibili attraverso la piattaforma, permettendo di seguirne anche l’evoluzione nel tempo.

L’obiettivo non è quindi costruire la centralina con il maggior numero possibile di sensori, è costruire una configurazione che produca informazioni utili per quella specifica realtà produttiva.

Dal dato alla gestione del campo

Il monitoraggio agronomico non elimina la complessità del campo. Può però contribuire a renderne alcuni aspetti più visibili.

Permette di conservare uno storico, confrontare condizioni differenti e affiancare alle osservazioni effettuate direttamente in azienda informazioni raccolte con continuità. Ed è proprio questo il passaggio più importante.

Il valore non sta nel numero dei parametri monitorati, ma nella capacità di scegliere quelli che aiutano a conoscere meglio il proprio campo. Perché prima di chiedersi quanti dati raccogliere, può essere più utile chiedersi: cosa abbiamo realmente bisogno di sapere?